Secondo incontro alla Salesiana
Pubblicata il 16-03-2026
La seconda giornata del seminario ospitato presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Pontificia Salesiana si è posta nel segno della continuità e dell’approfondimento rispetto all’incontro precedente, confermando la volontà di proseguire un dialogo fecondo tra due discipline da sempre vicine: grafologia e psicologia.
Il primo intervento è stato affidato alla Dott.ssa Grazia Perriello, docente dell’UPS, la quale, richiamandosi alla celebre affermazione di Donald Winnicott – «È un piacere nascondersi, ma è una catastrofe non essere trovati», - ha sottolineato come il disegno rappresenti una tecnica proiettiva grafica capace di far emergere e rievocare la storia affettiva e relazionale della persona. L’analisi del prodotto grafico ottenuto deve essere inserita all’interno di un rigoroso processo clinico in grado di offrire rilevazioni attendibili e metodologicamente fondate; tuttavia, affinché il disegno diventi realmente uno strumento di accesso al mondo interiore dell’individuo, è sì importante tenere in considerazione il dato statistico tout court, ma è altresì determinante concentrarsi sulla lettura dell’inchiesta e saper coniugare due momenti complementari dell’agire clinico: codifica ed interpretazione. È proprio, dunque, tra l’equilibro tra questi due momenti che nasce una lettura clinica del disegno che restituisca al segno grafico la sua dimensione simbolica e soggettiva.
L’incontro è proseguito con l’intervento del Dott. Paolo Scarfò e della Dott.ssa Stefania Catinari, che hanno rispettivamente spiegato alla platea di psicologi e di educatori come la grafologia possa contribuire allo sviluppo personale e professionale dell’individuo. La grafologia morettiana, infatti, partendo dalla mera osservazione del comportamento grafico del soggetto vivente, si pone sempre come scopo primario quello di «apportare del bene a questa travagliata umanità», soprattutto nei casi in cui l’individuo smarrisca la propria identità, aiutandolo a dare senso e significato al proprio passaggio nel tempo. Per far questo occorre che il grafologo-persona nel corso dei suoi anni di studi venga formato e sensibilizzato, al fine di raggiungere in futuro la c.d. “fusione degli orizzonti” tra scrivente ed interprete in un’ottica di arricchimento reciproco. Un obiettivo importante che va a sostegno delle numerose battaglie che la disciplina ha dovuto intraprendere nel tempo e che ad oggi le ha permesso di ottenere tra le scienze umane e forensi un riconoscimento non solo scientifico, con l’elaborazione di manuali di buone prassi (ENFSI) e di protocolli di associazioni di riferimento, ma anche legislativo e nello specifico, con la legge n. 4/2013 (inserimento del grafologo nelle professioni non organizzate in ordini o in collegi), con la Riforma della Giustizia Cartabia nel 2023 (specifica della qualifica di grafologo in ambito forense ed in ambito evolutivo forense) e con il recente disegno di legge DDL 554 per la costituzione di un albo.
Le ultime relatrici intervenute nel seminario sono state altre due docenti della Nostra Scuola. Dopo che la Dott.ssa Nadia Bonanno ha evidenziato l’importanza degli studi dei processi neurofisiologici, sottolineando lo stretto legame che intercorre tra gesto grafico e processi celebrali, la Dott.ssa Chiara Mistrorigo ha fornito una definizione di grafologia - maturata durante la sua pluridecennale esperienza nel settore - quale «strumento controllabile che rileva le tendenze dell’individuo attraverso lo studio del movimento scrittorio». In altri termini, la grafologia morettiana non è solo una metodologia di indagine fondata sull’osservazione e sulla rilevazione di oltre novanta segni grafici – valutati in decimi – attraverso i quali è possibile interpretare le tendenze intellettive e temperamentali dell’individuo, ma si configura anche come un vero e proprio sistema – di qui l’aggettivo controllabile – ove ognuna delle tre fasi dell’analisi (osservazione, rilevazione/quantificazione ed interpretazione) deve trovare riscontro in un processo di lettura in cui tutto è chiamato a “tornare”. È, dunque, solo grazie ad una corretta applicazione della tecnica e della metodologia – anche nella ricerca - che la disciplina grafologica potrà arrivare ad un processo di scientificità condiviso.
A conclusione della giornata è intervenuto Padre Raffaele Di Muro – Preside della Scuola di Grafologia “Seraphicum” – il quale, in un’ottica di apertura di nuove prospettive di ricerca e collaborazione tra le rispettive scuole, ha dato appuntamento ai presenti il 23 Maggio 2026 presso la Nostra Scuola, data in cui si terrà un nuovo seminario dedicato all’incontro e al confronto tra le discipline delle relative scuole: Grafologia e Scienze della Formazione. Save the date!!
Paolo Scarfò










Il primo intervento è stato affidato alla Dott.ssa Grazia Perriello, docente dell’UPS, la quale, richiamandosi alla celebre affermazione di Donald Winnicott – «È un piacere nascondersi, ma è una catastrofe non essere trovati», - ha sottolineato come il disegno rappresenti una tecnica proiettiva grafica capace di far emergere e rievocare la storia affettiva e relazionale della persona. L’analisi del prodotto grafico ottenuto deve essere inserita all’interno di un rigoroso processo clinico in grado di offrire rilevazioni attendibili e metodologicamente fondate; tuttavia, affinché il disegno diventi realmente uno strumento di accesso al mondo interiore dell’individuo, è sì importante tenere in considerazione il dato statistico tout court, ma è altresì determinante concentrarsi sulla lettura dell’inchiesta e saper coniugare due momenti complementari dell’agire clinico: codifica ed interpretazione. È proprio, dunque, tra l’equilibro tra questi due momenti che nasce una lettura clinica del disegno che restituisca al segno grafico la sua dimensione simbolica e soggettiva.
L’incontro è proseguito con l’intervento del Dott. Paolo Scarfò e della Dott.ssa Stefania Catinari, che hanno rispettivamente spiegato alla platea di psicologi e di educatori come la grafologia possa contribuire allo sviluppo personale e professionale dell’individuo. La grafologia morettiana, infatti, partendo dalla mera osservazione del comportamento grafico del soggetto vivente, si pone sempre come scopo primario quello di «apportare del bene a questa travagliata umanità», soprattutto nei casi in cui l’individuo smarrisca la propria identità, aiutandolo a dare senso e significato al proprio passaggio nel tempo. Per far questo occorre che il grafologo-persona nel corso dei suoi anni di studi venga formato e sensibilizzato, al fine di raggiungere in futuro la c.d. “fusione degli orizzonti” tra scrivente ed interprete in un’ottica di arricchimento reciproco. Un obiettivo importante che va a sostegno delle numerose battaglie che la disciplina ha dovuto intraprendere nel tempo e che ad oggi le ha permesso di ottenere tra le scienze umane e forensi un riconoscimento non solo scientifico, con l’elaborazione di manuali di buone prassi (ENFSI) e di protocolli di associazioni di riferimento, ma anche legislativo e nello specifico, con la legge n. 4/2013 (inserimento del grafologo nelle professioni non organizzate in ordini o in collegi), con la Riforma della Giustizia Cartabia nel 2023 (specifica della qualifica di grafologo in ambito forense ed in ambito evolutivo forense) e con il recente disegno di legge DDL 554 per la costituzione di un albo.
Le ultime relatrici intervenute nel seminario sono state altre due docenti della Nostra Scuola. Dopo che la Dott.ssa Nadia Bonanno ha evidenziato l’importanza degli studi dei processi neurofisiologici, sottolineando lo stretto legame che intercorre tra gesto grafico e processi celebrali, la Dott.ssa Chiara Mistrorigo ha fornito una definizione di grafologia - maturata durante la sua pluridecennale esperienza nel settore - quale «strumento controllabile che rileva le tendenze dell’individuo attraverso lo studio del movimento scrittorio». In altri termini, la grafologia morettiana non è solo una metodologia di indagine fondata sull’osservazione e sulla rilevazione di oltre novanta segni grafici – valutati in decimi – attraverso i quali è possibile interpretare le tendenze intellettive e temperamentali dell’individuo, ma si configura anche come un vero e proprio sistema – di qui l’aggettivo controllabile – ove ognuna delle tre fasi dell’analisi (osservazione, rilevazione/quantificazione ed interpretazione) deve trovare riscontro in un processo di lettura in cui tutto è chiamato a “tornare”. È, dunque, solo grazie ad una corretta applicazione della tecnica e della metodologia – anche nella ricerca - che la disciplina grafologica potrà arrivare ad un processo di scientificità condiviso.
A conclusione della giornata è intervenuto Padre Raffaele Di Muro – Preside della Scuola di Grafologia “Seraphicum” – il quale, in un’ottica di apertura di nuove prospettive di ricerca e collaborazione tra le rispettive scuole, ha dato appuntamento ai presenti il 23 Maggio 2026 presso la Nostra Scuola, data in cui si terrà un nuovo seminario dedicato all’incontro e al confronto tra le discipline delle relative scuole: Grafologia e Scienze della Formazione. Save the date!!
Paolo Scarfò










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